sabato 18 dicembre 2010

Mettersi in proprio senza errori nel sistema franchising


Come scegliere un progetto Franchising ci viene spiegato dal Dott. Giuseppe Nappi uno dei maggiori
esperti nell'ambito del panorama nazionale.
Il dott. Nappi ci spiega con un seminario quali sono le regole per non sbagliare scelta, la sua esperienza nel settore con oltre 500 aperture in diverse categorie merceologiche sono garanzia di serietà e professionalità.
Per approfondire la sua figura http://www.consulentepersonale.com/ e http://www.franchisngmanager.it/

Crisi e cambiamento


La crisi può essere un opportunità di cambiamento.
Mettersi in proprio è quasi sempre una scelta di cambiamento ma fare impresa non è semplice come l'etimo della parola stessa ci dice.
Vittorio del Re ci illustra come cambiare

Dossier Redigere Businees Plan



Redigere un business plann è una delle attività preliminare per avviare la propria impresa
nel sistema Franchising.
Questo video da un contributo schematico di quali sono i punti salienti è veramente ben fatto complimenti.

Un analisi dell'idea per mettersi in proprio


Un importante aiuto in lombardia per chi decide di mettersi in proprio. Uno schema interessante di Valutazione.

Franchising Confimprese Francesco Montuolo Vice Presidente

Ecco il video di Confimprese a cura di Francesco Montuolo Vice Presidente che parla di franchising

MARCHIO E VALORE DI IMPRESA


Il marchio che contraddistingue una catena in franchising è il segno distintivo che l’Affiliante concede in utilizzo agli affiliati, all’interno di un rapporto economico e contrattuale più ampio, contro pagamento di un corrispettivo.
Il    marchio è comunque un bene immateriale oggetto di sfruttamento economico da parte dell’impresa Affiliante, e contribuisce in misura determinante a comporre la valutazione della stessa.
Esso generalmente possiede un valore ben superiore al cosiddetto “valore di libro” qualora infatti, come spesso accade, il marchio venga autoprodotto (o ideato) in azienda, esso non appare nel Bilancio aziendale, o vi appare a cifre modeste.
Invece il suo valore aumenta man mano che ne aumenta la diffusione e la conoscenza da parte della clientela e, quanto più sono immateriali i servizi prestati dal Franchisor, tanto più il suo valore si identifica con il valore dell’avviamento di quest’ultimo.Indipendentemente dal fatto che il marchio venga stimato autonomamente o come componente dell’avviamento aziendale, solamente il soffermare l’attenzione su tale fattore consente un realistico apprezzamento deI valore di un’azienda che operi in qualità di Franchisor.
Le metodologie di analisi “tradizionali” si rivelano pertanto a tal fine inappropriate in quanto tese a determinare il valore dell’avviamento aziendale mediante la determinazione del “reddito medio prospettico” del Franchisor, assumendo come base la inedia dei risultati storici di un limitato numero di esercizi, nei quali la proporzione fra i ricavi conseguiti ed i costi relativi al marchio può non essere in linea con i livelli da recepire nelle proiezioni.
Il    marchio incide in misura significativa sul Conto Economico aziendale ed in duplice direzione:
  in senso negativo, in quanto il Conto Economico, accanto all’imputazione di congrue quote di ammortamento per gli altri beni otre che dei marchio stesso, se acquisito da terzi a titolo oneroso, deve assorbire anche adeguate imputazioni di oneri per la sua salvaguardia e valorizzazione (spese di pubblicità e di promozione e spese legali);
 in senso positivo, quanto le royalties o i corrispettivi in altro 1110(10) determinati dall’AffiIiante, remunerano anche la concessione dell’esclusiva dei marchio e l’autorizzazione all’utilizzo di insegne ed altri segni che lo riproducano.
Talvolta, soprattutto nelle iniziative di franchising di recente costituzione o per marchi di recente introduzione sul mercato, il fattore di assorbimento di costi da parte del Conto Economico è prevalente rispetto alla capacità di produrre reddito.
E pertanto necessario, per effettuare una corretta valutazione, che l’analista estenda la sua analisi al marchio in quanto fattore critico del successo aziendale in grado di determinare soprattutto in prospettiva reali differenziali competitivi. Primo passo sarà effettuare la verifica che esistano i presupposti affinché il marchio incorpori un plusvalore apprezzabile, e cioè che esso:
      sia oggetto di un significativo flusso di investimenti, quali promozione, tutela nei confronti di imitatori e mantenimento di efficienza della rete di vendita;
      sia all’origine di apprezzabili benefici economici differenziali, grazie alla fidelizzazione del consumatore, alla costituzione di barriera all’entrata di altri competitors e ad eventuali pditiche di co-branding;
      sia, almeno teoricamente, trasferibile.
Una vdta appurato che il marchio oggetto di indagine possieda tali caratteristiche, l’analista si affiderà a metoddogie più appropriate e sofisticate, quali le seguenti:
a) il metodo dei costo di riproduzione, che consiste nell’attribuire al marchio un valore pari agli investimenti necessari per promuovere una nuova iniziativa in franchising di analoga dimensione e diffusione;
b) il metodo dell’attualizzazione dei margini incrementali dovuti ai differenziali di prezzo e/o vdume consentiti dal marchio, che consiste nell’attribuire al marchio quei plusvalori che l’azienda consegue rispetto ai concorrenti;
c)    il metodo dell’attualizzazione delle royalties ottenibili, che valorizza l’aspetto finanziario implicitamente contenuto nella remunerazione di un fattore intangibile;
d) metodi empirici, tratti dall’esperienza di valutazione di aziende similari.
Solamente l’applicazione di uno (o di una combinazione) di questi metodi, con gli opportuni adattamenti alle caratteristiche del Franchisor e del settore in cui opera, può rispondere al legittimo desiderio di quest’ultimo di conoscere il valore del marchio e dell’avviamento della propria azienda. Non vogliamo dilungarci sull’applicazione dei metodi in questione, che potrebbe essere oggetto di un nostro prossimo intervento.Riscontriamo invece che dei plusvalori espressi dai marchi concessi in franchising beneficiano di riflesso amiche gli imprenditori affiliati; questi ultimi, in caso di cessione della propria azienda, otterranno il riconoscimento di un affiliato superiore rispetto ad una azienda concorrente che non possieda altrettanta visibilità.






ELEMENTI PER VALUTARE UN FRANCHISOR

Prima di aprire un negozio è importante verificare la predisposizione personale rispetto al settore merceologico e sincerarsi di avere il potenziale per fare l’investimento. Un’attenta valutazione passa per la verifica della capacità economica e dell’attitudine personale del candidato frachisee.
Il candidato verificherà personalmente o tramite proprio consulente le caratteristiche del franchisor, parlo dei format dei punti vendita dell’andamento degli affiliati in termini di performance economiche, dell’adempimento del franchisor in termini di bilancio, comunicazione, vitalità sul mercato, mi riferisco alle aperture dei punti vendita sviluppati sul territorio, nell’ultimo biennio.
E’ importante anche verificare le chiusure e le cause che hanno determinato. E’ importante valutare il contratto proposto dal Franchisor che sia allineato alla legge e alle disposizioni commerciali in materia. Il genere prima della firma la legge prevede un’attenta valutazione prima dell’apertura di almeno un mese.

I punti su cui prestare attenzione sono:

1.  Numero punti vendita – PILOTA (FLAGSHIP DIRETTI)

2.  N° Affiliati

3.  Indirizzi dei negozi

4.  Anno di partenza Franchisor

5.  Fatturati negozi diretti

6.  Fatturati negozi affiliati

7.  Piano di prefattibilità

8.  Contratto con le principali caratteristiche

9.  Parametri di investimento


Il nostro portale  www.franchisingmanager.it permette tramite i nostri consulenti di fare un’attenta valutazione dei progetti presenti sul mercato e selezionare i migliori in termini di:

·      Marginalità assoluta

·      Innovazione della formula

·      Penetrazione e capacità di sviluppo



IL BUSINESS PLAN NELL'AZIENDA FRANCHISING

Anche un’impresa in franchising ha  un business plan, cioè l’imprenditore   fin dall’inizio sa cosa vuol fare, come vuol farlo, dove vuole farlo e  con chi vuoi farlo. Sono queste le informazioni essenziali che un franchisor deve trasmettere al potenziale affiliato per permettergli una valutazione attenta del sistema.
Quando un potenziale affiliato decide di fare l'imprenditore costituisce una nuova impresa, anche se non parte dazero   deve pensare a realizzare tutto ciò che  gli occorre e serve per portare la sua impresa al successo: a cominciare da dove localizzare l’attività, come gli americani affermano in un franchising retail tre sono le cose fondamentali location location location,   per finire con il decidere la struttura produttiva, i prodotti o servizi da offrire, gli uffici, i macchinari  e le attrezzature da acquistare, le materie prime da utilizzare nel processo produttivo, le figure da impiegare, il  sistema distributivo, la copertura del fabbisogno finanziario, e a tante altre cose ancora.
In quest o modo il potenziale affiliato dovrà sintetizzare al meglio le decisioni che lo porteranno a creare la sua nuova impresa, un  modo un pò più  rapido per avviare un’attività è fare ricorso al contratto di franchising, in cui l’imprenditore affiliandosi ad un’organizzazione da vita ad un’impresa  in parte già predisposta.  Con il contratto di franchising, un’impresa, chiamata franchisor, concede a una neoimpresa, chiamata franchisee, un progetto di impresa (un business plan) pre-confezionato e già testato sul mercato. Il progetto imprenditoriale che il franchiser offre al franchisee, dietro il pagamento di un canone, ha tutto ciò che occorre per avviare un’attività e cioè:
  • lo studio e la  ricerca di mercato
  • lo studio di fattibilità
  • l’organizzazione e la decorazione del puto vendita
  • la formazione delle risorse umane
  • il marchio
  • il prodotto o servizio da vendere
  • il piano di comunicazione
  • il piano di marketing
E’ chiaro che sottoscrivere un contratto di franchising comporta per il neo imprenditore  sia una serie di vantaggi che altrettanti svantaggi:vediamone alcuni.
E’ indubbio che,  il neoimprenditore, che si avvale di un contratto di franchising, può fondare il proprio business su un’idea imprenditoriale già collaudata e di successo, nonchè sulla competenza, sulla professionalità e sull’esperienza pluriennale del franchiser. Un’impresa in franchising, può inoltre disporre da subito di know how, di un marchio e di una formula commerciale già avviata e di successo. I rischi legati all’avvio dell’attività, in questo caso,  sono certamente minori, ed  anche il reperimento delle risorse finanziare presso le banche è più agevole.
A fronte di questi vantaggi, ci sono però anche degli svantaggi. E’ evidente, che in caso di un contratto di franchising,  l’autonomia  decisionale dell’ imprenditore viene meno poichè essa è influenzata e ridotta a causa del fatto che le decisioni sono prese dal franchisor. Inoltre si è soggetti a imposizioni contrattuali da rispettare e si è impossibilitati ad influenzare le scelte in merito al prodotto o servizio da vendere, in merito alle politiche di comunicazione e di promozione, nonchè alla scelta dei propri fornitori.

Fare impresa nel franchising

 

Notizia tratta dal sito http://www.studenti.it/lavoro/comediventare/come_aprire_negozio.php

Con il posto fisso ormai retaggio del passato e il precariato che si diffonde a macchia d'olio, aprire un negozio è un'idea che passa per la testa di molti giovani. Le pratiche burocratiche per dare il via ad un'attività, al contrario di quanto si possa pensare, sono estremamente semplici: la burocrazia è stata snellita negli ultimi anni.

La riforma del commercio ha modernizzato il settore adeguando la normativa a quella della maggior parte dei paesi europei: la procedura da seguire per poter aprire un negozio è facile. Non occorrono più le vecchie licenze. Basta, semplicemente, mandare una comunicazione al Sindaco, assicurando il rispetto di tutte le normative che regolamentano il settore. Per esercitare l'attività commerciale occorre inoltre non aver subito condanne penali o essere incappati in precedenti fallimenti. Sui siti internet dei singoli comuni sono segnalate le procedure da seguire e la modulistica necessaria, a seconda della tipologia di attività che si vuole aprire.

Chi vuole appoggiarsi a una realtà già avviata e consolidata, può pensare di aprire un negozio in franchising. In un contratto di franchising, solitamente il franchisor si assicura preventivamente che il franchisee possieda la necessaria preparazione e, se non l'ha, l'aiuta ad acquisirla. Molte insegne poi hanno previsto veri e propri corsi di formazione per preparare gli affiliati sia sulle regole del contratto di franchising, sia sulla gestione di una attività commerciale.

Il grande vantaggio del franchising è che permette di realizzare un'attività in proprio anche se non si dispone delle risorse inziali necessarie per farlo in modo tradizionale. Usando il supporto dell'azienda madre, che avrà già fatto i suoi calcoli per sondare le prospettive di guadagno nella zona, l'attività può partire senz'altro col piede giusto, approfittando del prestigio del marchio e della pubblicità della casa madre. I rischi sono tuttavia elevati: se l'azienda madre entra in crisi o fallisce, trascina con sé anche il piccolo negozietto in franchising, con le conseguenze immaginabili.

Tante info utili sull'argomento sono disponibili sul sito di Invitalia (http://www.invitalia.it/) , l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa.
Cerca le informazioni riguardanti la legislazione sull'imprenditoria giovanile nella tua regione direttamente sui siti istituzionali delle singoleregioni. La legge che agevola l'Autoimpiego (www.autoimpiego.invitalia.it) costituisce il principale strumento di sostegno alla realizzazione e all'avvio di piccole attività imprenditoriali da parte di disoccupati o persone in cerca di prima occupazione. La legge, la cui gestione è affidata a Invitalia, prevede la concessione di agevolazioni finanziarie (contributo a fondo perduto e mutuo a tasso agevolato) e di servizi di assistenza tecnica per tre tipologie di iniziative: lavoro autonomo, micro-impresa e franchising (solo franchisor convenzionati con Invitalia).
Una scelta in prospettiva più intelligente può essere quella di aprire un "negozio on-line": permette di raggiungere nuovi pubblici e clienti che non vi conoscono o non vi conoscerebbero e che ritenete favorevoli ad un acquisto on line. I molti flop sull'e-commerce sono per lo più causati da idee poco chiare e dalla vaghezza di intenti. L'apertura di un sito di e-commerce, a differenza di un'attività tradizionale, ha costi irrisori. Tuttavia un sito e-commerce riflette la logica del commercio tradizionale. Internet non ha poteri magici, se non ci si fa conoscere e non ci si sa gestire l'avventura è destinata a fallire miseramente. Determinate perciò un piano che vi permetta di conoscere con precisione l'investimento in tempo e denaro per l'avviamento e gestione della vostra attività on line. Avrete così un'idea di quale dovrà essere il vostro fatturato per raggiungere il punto di pareggio e iniziare a guadagnare.

Oltre al capitale di base per iniziare, per aprire un negozio e non vederlo fallire in pochi mesi sono necessari oculatezza, competenza nel proprio settore, e un po' di sano coraggio. I finanziamenti pubblici, come abbiamo visto a volte persino a fondo perduto, sono un buon punto di partenza

 

 

IL PRESTITO D’ONORE E I FINANZIAMENTI PER LA CREAZIONE DI NUOVE IMPRESE

tratta da: http://www.unioneconsulenti.it/
Il Dlgs. 21/4/2000 n. 185 mette a disposizione una serie di contributi, rivolti all'intero territorio nazionale, per agevolare la creazione di piccole imprese sia societarie che in forma individuale.

Tali contributi si rivolgono alle seguenti categorie di imprese:
1 - MICROIMPRESE
2 - FRANCHISING
3 - LAVORO AUTONOMO
 
1 - MICROIMPRESE
L’agevolazione è rivolta a persone che intendono avviare una attività imprenditoriale di piccola dimensione in forma di società di persone, nei settori della produzione di beni o di servizi.

Requisiti necessari dei soggetti beneficiari

Per poter beneficiare dell'agevolazione è necessario che la metà numerica dei soci, che detenga almeno la metà delle quote di partecipazione nella società, sia in possesso dei seguenti requisiti:
- maggiore età alla data di presentazione della domanda
- status di non occupazione al momento della presentazione della domanda
- residenza nel territorio nazionale alla data del 1 gennaio 2000 oppure da almeno sei mesi alla data di presentazione della domanda, nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale vigente in materia.

Investimenti ammissibili (fino ad un massimo di euro 129.114):
gli investimenti ammissibili relativi alle microimprese sono i seguenti:
- attrezzature, impianti , macchinari e allacciamenti
- beni immateriali ad utilità pluriennale
- ristrutturazione di immobili (10% degli investimenti ammissibili)

Il Dlgs. 185/2000 ammette al contributo anche una serie di spese di gestione relative al primo anno di attività:
- materiali di consumo, semilavorati e prodotti finiti, nonché altri costi interni al processo produttivo;
- utenze e canoni di locazione per immobili;
- oneri finanziari;
- prestazioni di garanzie di assicurazione sui beni finanziati

Agevolazioni previste (contributo a fondo perduto 50% e finanziamento agevolato 50% )
Per le spese d’investimento il Dlgs n. 185/2000 prevede un mix di contributo a fondo perduto di circa il 50% e finanziamento agevolato per la restante parte del 50% che copre tutte le spese in c/investimento. Nel primo anno di attività della società è previsto un contributo a fondo perduto del 100% per coprire le spese in c/gestione fino a 12.000 euro.
continua sul sito: http://www.sportellolaureatilavoro.it/www.unioneconsulenti.it/article.php?sid=96

 

NON SOLO CROCCANTINI

tratto da: http://www.bollettinodellavoro.it/
Sono molti i servizi innovativi che si possono offrire ai proprietari di cani, gatti &C., sempre in aumento in Italia. Ecco perché scegliere questa opportunità di business
Sono circa 40 milioni gli animali che vivono nelle case delle famiglie italiane. Al primo posto i pesci, anche perché decisamente meno impegnativi da “accudire”. Seguono gli uccelli, i gatti, i cani, più impegnativi a livello di tempo e di costi per il loro mantenimento, i roditori e per finire i rettili, che non rientrano di certo tra le abitudini consolidate delle famiglie italiane in qualità di animali da tenere tra le mura domestiche.
Il numero degli animali da compagnia risulta negli ultimi anni in netto aumento, in Italia come in tutti i paesi sviluppati, raggiungendo tassi di crescita anche molto elevati. Da questi dati si evince chiaramente che le possibilità di sviluppo del mercato relativo all’offerta di prodotti e servizi per animali domestici sono decisamente promettenti. Il giro d’affari connesso alle esigenze dei nostri amici a quattro zampe (o a due pinne!) è dunque ragguardevole. Secondo dati statistici, derivanti dal “Rapporto Italia 2009” di Eurispes, gli italiani spenderebbero ogni anno per l’alimentazione, la salute e la bellezza dei propri animali da compagnia complessivamente ben 2,4 miliardi di euro.
Prodotti e servizi da offrire
I prodotti e i servizi che si possono offrire all’interno di un negozio di alimenti e servizi per animali domestici sono tantissimi; ne elenchiamo alcuni, ma tenendo presente che con intraprendenza e fantasia se ne possono aggiungere altri individuati anche in base alle esigenze evidenziate dai potenziali clienti.
vendita di cani e gatti di razza e non;
vendita di altri piccoli animali (uccelli, pesci, ecc.);
vendita di accessori, cibo e prodotti per animali;
lavaggio - servizio tradizionalmente offerto nei negozi per animali e che di solito si propone insieme alla toelettatura, per fornire ai propri clienti un servizio completo di lavaggio, pulizia e tosatura del pelo dei propri animali;
toelettatura - servizio che comprende, oltre ad una tosatura a forbice, anche la disinfezione e l’asciugatura dell’animale;
• pensione per animali - si può effettuare anche direttamente all’interno del negozio. Condizione necessaria, però, è avere a disposizione appositi locali, dove poter ospitare gli animali;
pensione presso famiglie o in centri convenzionati - in questo caso, i cani e i gatti non vengono ospitati direttamente in negozio, ma presso famiglie disposte ad accoglierli per brevi periodi dell’anno o in strutture apposite convenzionate con il negozio;
cat e dog sitting - servizio molto utile a chi è poco presente in casa o ha poco tempo per portare a passeggio il proprio cane. Alcuni negozi offrono anche un servizio di “stancacani”. Infatti molti proprietari di cani devono spesso fare i conti con animali nervosi a causa di una loro lunga permanenza in casa. L’attività di stancacani consiste nel portare gli animali a fare lunghe passeggiate, corse e giochi faticosi, come ad esempio il riporto di palle o legni;
continua ...

 

 

L'IDEA IMPRENDITORIALE

tratto da: www.informagiovani-italia.com/Idea_imprenditoriale.htm
Trovare l'idea è sicuramente la prima difficoltà che il potenziale imprenditore incontra sul suo cammino. Naturalmente non esiste un percorso definito che porti ad una nuova idea, ma sicuramente si può preparare un terreno favorevole alla sua individuazione, adottando uno spirito d'osservazione e di critica costruttiva e sviluppando la propria curiosità. Come?
Osservando, ad esempio:
  • la realtà economica locale, nazionale ed internazionale leggendo quotidiani economici e pubblicazioni specialistiche, in modo da ottenere informazioni sull'andamento dei diversi settori di attività e sulle loro possibilità di espansione o contrazione;
  • la vita quotidiana, cioè lo stile di vita degli altri; l'opportunità di avviare un'attività potrebbe nascere proprio dall'assenza o scarsità di concorrenza in un determinato settore. Anche le attività coltivate al di fuori del contesto lavorativo (come gli hobby e gli interessi) sono indicative di capacità e competenze che spesso sottovalutiamo e che, invece, potrebbero essere uno spunto per la creazione di una nuova attività.
  •  l'ambiente di lavoro, sia che ci si trovi in una grande azienda o in una piccola impresa, consente di individuare il campo specifico di attività, la concorrenza, i clienti con le loro esigenze e l'evoluzione del settore;
  • le idee degli altri.
Anche se nessuna delle strade proposte vi è di aiuto per individuare un'idea, non è questa una buona ragione per rinunciare! Può darsi che abbiate, comunque, i requisiti indispensabili: l'entusiasmo, le capacità gestionali e la voglia di riuscire. In questo caso potreste pensare di trovare un socio che abbia un'idea da sviluppare insieme oppure esaminare una forma di franchising in un settore di attività che interessa e che sia compatibile con le competenze acquisite.

L'IDEA NON DEVE ESSERE A TUTTI I COSTI GENIALE O ORIGINALE:
È PIù IMPORTANTE CHE SIA CHIARA E REALIZZABILE

La verifica dell'idea
In ogni caso, sia che abbiate voi stessi un'idea, sia che vi appoggiate a quella di qualcun altro, è necessario testarla, cioè verificarla nel concreto.
Si può iniziare ponendosi questa domanda:
"La mia idea può dar vita ad un progetto realistico?"
Per rispondere a questa domanda è necessario rimanere "con i piedi per terra" e:
  • definire l'idea dettagliando il più possibile qual è il prodotto o servizio che si vuole offrire, qual è il mercato a cui ci si rivolge, in che cosa ci si differenzia rispetto ai prodotti o servizi già esistenti;
  • ricercare altre informazioni consultando libri, studi monografici, ricerche che hanno per oggetto il settore in cui si desidera operare;
  • raccogliere pareri di esperti e non esperti; è molto importante sottoporre l'idea a qualcuno che non sia coinvolto come voi, ma che potrebbe essere un potenziale cliente, avere delle competenze tecniche specifiche, avere un'esperienza imprenditoriale oppure conoscere la concorrenza;
  • far emergere gli ostacoli, in merito vi sarà di grande aiuto il confronto con l'esterno; le persone con cui parlerete vi aiuteranno a far emergere o evidenziare eventuali ostacoli che dovrete superare e le incoerenze tra l'idea e le competenze, l'idea e il mercato di riferimento, l'idea e le risorse da investire.
Il progetto d'impresa
Appurato che la vostra idea possiede basi realistiche, ossia che gli ostacoli non sono insormontabili e che esistono possibilità reali di sviluppo, occorre procedere per predisporre il vostro progetto d'impresa. L'iter che di seguito vi suggeriamo vi consente di lavorare su alcuni elementi chiave su cui si regge un'impresa, in modo da arrivare a definire un progetto il più possibile aderente alla realtà.
  • L'imprenditore e il suo progetto
    Una buona idea non è sufficiente a determinare il successo di un'impresa; occorrono anche un insieme di competenze che il futuro imprenditore dovrà acquisire: saper produrre, saper vendere e saper gestire.
  • Il prodotto/servizio e il suo mercatoSi tratta di definire le caratteristiche del prodotto/servizio e di capire in che contesto volete inserirvi, realizzando un'indagine di mercato. Conoscere la domanda e l'offerta è infatti, indispensabile per prevedere il livello delle vendite e il prezzo di vendita e, di conseguenza, per ipotizzare la capacità produttiva dell'azienda e la politica commerciale da adottare per farla crescere.
  • Le risorse tecniche, umane e finanziarie
    Dovrete decidere se cominciare l'attività contando solo sulle vostre forze oppure affidando a terzi una parte delle operazioni. Qualunque sia la strada che intendete percorrere, occorrerà determinare le risorse finanziarie di cui avrete bisogno e valutare se esistono agevolazioni di cui potreste usufruire.
Se al termine di questo percorso il progetto dovesse presentare ancora troppi "forse", potreste scegliere fra le seguenti alternative:
  • rinviare la realizzazione del progetto ad un momento successivo;
  • modificare alcuni aspetti senza stravolgere completamente l'idea di base, per non trovarvi poi a lavorare in un contesto che non vi piace;
  • abbandonare definitivamente l'idea.

Se invece il progetto poggia su basi concrete si può procedere con la verifica della fattibilità e della redditività.

Il franchising di servizi



Un franchising di servizi richiede delle caratteristiche peculiari affinchè non si sbagli nella scelta di attività
di impresa.
Un franchisng di servizi è sicuramente un modo innovativo per fare impresa, per definizione è quel franchising
che mette in condizione un neo affiliato di erogare una prestazione di servizio nello stesso modo in cui lo farebbe il franchisor.
Il video a cura del dott. Giuseppe Nappi spiega quali sono gli elementi essenziali per valutare la
propria idoneità ad investire nel sistema franchising.

Saper scegliere un progetto franchising un libro per non sbagliare.


Come scegliere un progetto franchising nasce da una spinta emotiva con l'obiettivo di trasferire
l'esperienza personale di chi ha fatto dello sviluppo Franchising una professione.
L'autore Giuseppe Nappi spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il libro
che si rivolge ai potenziali affiliati che hanno deciso di intrapredere una nuova impresa.

Perche' si decide di mettersi in proprio

L’idea di avviare un’attività e di poterla gestire autonomamente ha attraversato almeno una volta nella vita qualsiasi persona: eppure chi è passato dalle parole ai fatti ed ha portato avanti il suo progetto imprenditoriale ha dovuto affrontare difficoltà e “barriere” spesso invalicabili.
L’entusiasmo per una nuova esperienza lavorativa e per i cambiamenti e la predisposizione ad assumersi un rischio sono solo le premesse per il buon esito della propria iniziativa imprenditoriale.
Impresa è bello ma fare l’imprenditore non è affatto semplice: sono necessarie forti motivazioni insieme alla consapevolezza che non ci sono certezze, non c’è stipendio fisso, non si è del tutto padroni del proprio tempo.

Perché allora mettersi in proprio?

PER LAVORARE DI MENO...............................!
Lavorare in proprio significa essere coinvolto in ogni aspetto della propria impresa, dedicandovi completamente le proprie risorse fisiche e mentali.

Mettersi in proprio cambia la quantità del lavoro da svolgere ma soprattutto la qualità: oltre al fare bisogna anche progettare, delegare, verificare e correggere ciò che non funziona.

PER DISPORRE DI MAGGIORE TEMPO LIBERO……………………....!
Non c’è solo il tempo dedicato giornalmente all’attività, ma anche quello necessario all’organizzazione, all’aggiornamento e all’evoluzione del progetto commerciale che deve essere sempre al passo con la domanda mutevole del mercato.

PER NON DOVER RENDERE CONTO A NESSUNO DEL PROPRIO OPERATO……………………………!
Lavorare in proprio “cancella” la figura classica del padrone, che viene però sostituita da un padrone assai più esigente ed imprevedibile: il cliente, il quale con il suo comportamento d’acquisto o di consumo decreta il successo o l’insuccesso dell’attività.

PER GUADAGNARE DI PIÙ...........................................!
In prospettiva un’attività in proprio può essere più remunerativa di un lavoro dipendente ma, soprattutto all’inizio, bisogna sempre fare i conti con un avviamento ed un assestamento dell’attività che lascia poco spazio a cospicui guadagni, ma soprattutto non li rende certi.

Se le motivazioni per mettersi in proprio sono queste, allora siamo sulla strada sbagliata!
Ci sono, di contro, delle validissime ragioni che possono indurre una persona a scegliere la via dell’impresa.

IL DESIDERIO DI SVOLGERE IN MANIERA AUTONOMA UN’ATTIVITÀ IMPRENDITORIALE………..…..!
Nuove sfide da superare comportano anche una forte gratificazione, entusiasmo e vitalità nel continuo contatto con i clienti e nelle relazioni con fornitori e collaboratori di vario genere.

PER AFFRANCARSI DAL LAVORO DIPENDENTE..............................!
Il lavoro dipendente può essere gratificante ma al tempo stesso può renderci insoddisfatti: il non sentire la sudditanza psicologica che deriva da qualcuno che sta sopra ed impartisce ordini, il desiderio di mettere alla prova le proprie abilità in un’impresa che richiede un coinvolgimento totale sono elementi che decretano il successo del mettersi in proprio.

PER INVENTARSI UN LAVORO FUORI DA QUELLI TRADIZIONALI IN UN MOMENTO DI DIFFICOLTA’ ECONOMICA…………………………..!
La difficoltà di trovare “il posto fisso” o di valutare eventuali “riconversioni professionali” può costituire lo slancio per intraprendere un’attività in proprio coerente con le proprie aspirazioni.

Ci si può quindi mettere in proprio, ed il suggerimento è quello di farlo appena se ne abbia la possibilità, ma con la consapevolezza che si tratta di un’attività assorbente e totalizzante, a fronte della quale si possono ricavare enormi gratificazioni personali e professionali.
Questa premessa spiega anche perché si assiste ad una così diffusa proliferazione di imprese, ma in diverse situazioni si ha, di contro, una instabilità che porta a continui cambi di gestione, a chiusure impreviste ed improvvise, al fallimento di attività commerciali.
La causa non può essere esclusivamente legata alle difficoltà contingenti del mercato, sempre disposto ad accogliere formule commerciali che abbiano un loro valore intrinseco, ma anche alla scarsa motivazione e alla poca competenza di chi gestisce un’impresa.
La gestione di un’impresa non è un’attività banale e non può neppure essere improvvisata: essa richiede una puntuale preparazione, , iniziando dalle basi per poi proseguire con un continuo aggiornamento, per acquisire nozioni sempre più sofisticate e specialistiche.

La parola d’ordine è quindi PIANIFICARE, mettere cioè per iscritto che cosa si intende fare, tracciare una rotta del percorso che si intende seguire e delle tappe che si dovranno percorrere.
Dovrà nascere un documento (tecnicamente chiamato business plan) che conterrà la descrizione dettagliata del progetto con previsioni di sviluppo nel breve, medio e lungo periodo.

I principali elementi inseriti all’interno del business plan sono:

L’offerta merceologica o di servizi che si vuole proporre; devono essere individuati i fornitori, bisogna capire che disponibilità possono garantire per l’approvvigionamento, quali altri clienti forniscono, che prezzi praticano e quali margini garantiscono oltre ad eventuali servizi di assistenza a cui sono tenuti.

La tipologia commerciale più adatta per svolgere l’attività; il punto da chiarire riguarda in particolare le dimensioni del punto vendita e la sua ubicazione.
Entrambi gli elementi rappresentano un investimento “pesante” nel conto economico e si deve perciò valutare quanto sia lo spazio necessario per poter adeguatamente esporre le merceologie (senza che si crei l’effetto magazzino stipato o, viceversa, che si abbiano spazi lasciati inutilizzati per mancanza di assortimento da proporre) o per erogare il servizio, e quale sia la localizzazione che meglio saprà catturare le direttrici di traffico, intercettando così i potenziali clienti.

Il tipo di immagine da adottare, concetto dietro il quale si sviluppa il progetto del lay out interno, delle attrezzature per la vendita, del sistema di comunicazione interna, dell’allestimento e della rotazione delle vetrine, fino ad arrivare a definire un progetto di visual merchandising attraverso il quale governare la gestione degli spazi in funzione della effettiva redditività che garantiscono.

La pubblicità e la comunicazione, individuando le forme migliori e più efficaci per farsi conoscere e garantire il flusso di clientela che rappresenta l’elemento vitale di qualsiasi attività.

Il piano economico che preveda tutte le voci di spesa (quasi sempre certe) ed i ricavi attesi, in modo da sapere, in ciascun momento, quanto “carburante” deve essere messo nella macchina perché possa funzionare correttamente.

Il piano del personale attraverso il quale devono essere assegnate una serie di mansioni e di responsabilità. Rappresenta il punto di contatto e di mediazione tra l’offerta commerciale e le aspettative del cliente: attraverso la scelta del personale si definisce anche il livello di servizio che si vuole erogare al cliente finale.

Le decisioni che l’imprenditore deve prendere per avviare al meglio la sua attività e garantirne il successo sono tante e ciascuna di queste può essere naturalmente suscettibile di valutazioni errate ed imperfezioni.
Ed ecco che si apre allora la porta del franchising, come scorciatoia per diventare imprenditore e mettersi in proprio.
L’imprenditore franchisee non dovrà sperimentare ex novo o restare nel dubbio su come impostare la propria formula commerciale; egli troverà un pacchetto già sperimentato e collaudato, ed a fronte di un diritto d’ingresso che dovrà pagare, riceverà in cambio tutte le istruzioni (know how) per avviare velocemente la sua attività, riducendo al minimo il rischio di insuccesso.

Come si seleziona una proposta franchising

Il candidato all’apertura di una rete franchising prima di prendere una decisione dovrà fare una serie di valutazioni. Chi vuole fare un investimento e diversificare le proprie attività commerciali dovrà fare una serire di valutazioni rispetto ai rendimenti, rispetto al R.O.I. diversa è invece l’ipotesi di chi è alla prima esperienza commerciale e dovrà fare attenzione ai training formativi, all’’assistenza gestionale e ai rischi e le opportunità. Una volta stabilita l’attitudine alla vendita di un determinato servizio o prodotto bisognerà reperire il maggior numero di informazioni e visitare il maggior numero possibile di punti vendita aperti. Gli elementi chiave sono:
Presentazione dell’azienda dei progetti di sviluppo, la storia dell’imprenditore, la sua filosofia, le esperienze specifiche sul franchising, i programmi sul futuro.
Progetto completo di franchising, con descrizione dettagliata degli impegni degli apporti delle singole parti (esclusiva territoriale, diritti di entrata, ubicazione del punto vendita, superficie tipo etc.)Aspetti economici: ritorno dell’investimento tempi medi, flussi di cassa etc.etc.Contratto di franchising redatto in forma scritta a norma della legge Elenco completo di tutti gli affiliati, con indirizzi, notizie sulle vendite sulla loro storia e andamento economico

PERCHE' NEL FRANCHISING SI COSTITUISCE UN SISTEMA SINERGICO

Il franchising è una formula distributiva che si basa sul concetto di sinergia, e la sinergia tra franchisor e franchisee è la base del successo di un’organizzazione in franchising. Sinergia è l’azione di due o più elementi che combinati producono un risultato maggiore rispetto alla loro semplice sommatoria. In altre parole è come se mettendo insieme due più due ottenessimo cinque invece di quattro, ricavando un beneficio ulteriore, in questo esempio pari a uno, altrimenti irrealizzabile.
Tornando al franchising è facile comprendere quale siano i benefici addizionali per ciascuna delle parti coinvolte. Per capire i vantaggi dell’azienda affiliante basta provare a quantificare gli investimenti, le risorse e i tempi necessari per aprire e gestire direttamente una catena capillare di punti vendita.
I benefici per chi si affilia sono molteplici. Dopo aver scelto il settore nel quale intende operare, il futuro imprenditore ha davanti due strade. La prima è fare tutto da solo: dalla stesura del business plan all’identificazione e alla scelta dei fornitori, all’individuazione del locale, all’approvvigionamento, alle scelte in termini di marketing e pubblicità per lanciare l’attività.
L’altra è individuare, all’interno del settore prescelto, il franchisor che più si avvicina alla sua idea imprenditoriale e affiliarsi in franchising. L’imprenditore affiliato ha a disposizione, scegliendo questa strada, un attività già sperimentata, con un marchio riconosciuto, un know-how consolidato, prodotti, servizi, sistemi e strumenti operativi già perfezionati nonché il supporto di una struttura di professionisti per ogni tipo di consulenza e assistenza.
A fronte di tutto questo l’affiliato riconosce generalmente una fee d’ingresso o delle royalties sul fatturato o entrambi.
La sinergia che scaturisce dal combinare un franchisor serio, che offre una valida opportunità di business, con un imprenditore motivato, determinato nel raggiungimento delle proprie aspirazioni attraverso il corretto utilizzo degli strumenti che gli vengono messi a disposizione dal franchisor, genera una serie di circoli virtuosi affascinanti, tipici del franchising e difficilmente possibili attraverso altre forme di distribuzione.
Come?
Di seguito cerchiamo di riassumerli schematicamente.
Un franchisor serio che offre una buona opportunità di business genera affiliati capaci. Affiliati capaci e motivati che sfruttano al meglio una buona opportunità di business generano clienti soddisfatti. I clienti soddisfatti generano altri clienti che si traducono per gli affiliati in fatturati consistenti. I fatturati consistenti degli affiliati si traducono in entrate considerevoli per il franchisor che ha il dovere di reinvestirne una buona parte per migliorare l’opportunità di business messa a disposizione degli affiliati esistenti e potenziali.
Tutto questo genera ulteriori affiliati che otre a consentire una copertura più capillare del territorio, aumentano la visibilità della rete e la sua forza contrattuale. Di conseguenza le opportunità di business possono essere ancora migliorate e il numero dei clienti cresce insieme con la loro soddisfazione, rimettendo nuovamente in moto il circolo virtuoso.
In definitiva, affinché tutto il sistema funzioni e possa continuare a funzionare correttamente sono tre gli elementi fondamentali: la serietà del franchisor; la qualità della formula imprenditoriale che questo mette a disposizione, migliorandola costantemente; la professionalità, la motivazione e l’impegno dei franchisee, che utilizzino strumenti e sistema operativi ricevuti secondo le modalità indicate e nel rispetto degli standard prefissati.

I CRITERI DI IMPRESA NEL FRANCHISING

Chi viene a contatto per la prima vota con pubblicazioni specialistiche o con manifestazioni dedicate al franchising ha spesso l’impressione di entrare in uno strano e abbagliante supermercato dove il prodotto offerto è un marchio e un sistema. Ciò che l’aspirante affiliato deve assolutamente evitare è di lasciarsi prendere dall’ansia del consumo, ovvero dalla voglia di comperare il primo progetto all’apparenza accattivante e di avviarsi trionfante alla cassa.
Il franchising non è di per se stesso una formula per la moltiplicazione dei denari, ma un sistema di collaborazione d’affari che può essere applicato in diversi settori e da diversi soggetti economici con maggiore o minore efficacia. La constatazione che questo strumento in molti casi si sia dimostrato validissimo non garantisce affatto che chiunque lo utilizzi in veste di franchisor sia capace di ottenere buone cose per se e per i propri affiliati.
Io credo che sono molti i progetti franchising in circolazione ma pochi sono i sitemi franchising.
Molti fattori concorrono alla buona riuscita di un’iniziativa di franchising: alcuni sono comuni a qualsiasi progetto imprenditoriale, altri sono specifici di questo sistema.
È dunque necessario disporre di numerosi elementi informativi prima di avventurarsi nella scelta del proprio franchisor ideale nella vasta gamma di proposte nascenti o consolidate.
La selezione di un progetto vincente è il vero momento critico che l’imprenditore deve affrontare con lo stesso atteggiamento con il quale si definiscono le principali scelte strategiche d’avvio di una nuova impresa.
Firmare il primo contratto che capita tra le mani, soltanto perché si è attirati dalla “novità” o dall’originalità della proposta, è un errore che si può pagare molto caro e per molto tempo da durata tipica dei contratti è fra i 3 e i 10 anni. Il primo scoglio che va superato è quello della comparazione tra le varie offerte, scegliendo quelle iniziative sul mercato di riferimento che emergono per serietà, validità ed efficacia.
Questa valutazione è oggi complicata e semplificata al tempo stesso dal numero e dalla varietà di iniziative esistenti. Complicata, se si vuole considerare la maggiore necessità di documentazione e di informazione sulle alternative da comparare e all’opposto semplificata dalla possibilità di trovare quasi in ogni settore la proposta più adatta e più valida rispetto alle attese di ciascun potenziale affiliato, grosso del lavoro può anche essere svolto tramite internet su portali specialistici.
Non è l’utilizzo del sistema franchising che crea un’iniziativa di successo, ma al contrario solo un’impresa vincente può utilizzare efficacemente questa formula. Soprattutto in passato, si sono attribuite alle “magiche” virtù del franchising performances che in realtà sono essenzialmente legate a specifiche qualità delle imprese, cioè a prodotti validi, organizzazioni efficienti, risorse umane eccellenti, progetti accuratamente sperimentati.
Questi ed altri requisiti devono essere verificati attentamente dal potenziale affiliato attraverso un adeguato lavoro di ricerca sulla storia e sulla struttura aziendale, sulla solidità economica delle società proponenti i progetti di maggior interesse. Il lavoro informativo non può bastare a far maturare una scelta giudiziosa se non è accompagnato da una serena e attenta autoanalisi da parte dell’aspirante affiliato.
Chi si accosta al franchising con l’approccio del consumatore agli scaffali del supermercato si trova spesso deluso dalla “merce” frettolosamente acquistata.
Dopo aver identificato un bel marchio, un negozio attraente, un’azienda leader in un determinato settore, è necessario che il potenziale affiliato metta in relazione questi elementi con quelli attinenti al proprio profilo imprenditoriale.
La scelta deve tener conto degli interessi e delle attitudini a svolgere o a gestire l’attività, delle proprie capacità manageriali, delle risorse economiche a disposizione, della filosofia di lavoro propria e del franchisor, delle attese, degli obiettivi economici e personali che si vogliono perseguire.
Chi “compra” un progetto frequentemente pensa che sia compito del franchisor farlo funzionare e che il proprio impegno si debba limitare a un iniziale esborso finanziario e a uno sporadico controllo di gestione. La realtà dimostra invece con puntuale frequenza che il rapporto di franchising dà i migliori risultati soprattutto quando il coinvolgimento dell’affiliato e la condivisione delle modalità proposte dal franchisor sono pieni e totali. Si deve investire in un progetto in franchising valutando attentamente quanto tempo, quanto denaro, quanto impegno personale si è in grado di mettere a disposizione per la sua riuscita. Ultimo elemento, ma non meno importante: il mercato. Il sistema franchising serve anche da ammortizzatore dei rischi dell’impatto sul mercato di una nuova iniziativa, ma se un determinato settore è in crisi, o una certa area geografica ha scarsa propensione al consumo di specifici beni o servizi, anche il migliore dei sistemi vedrà limitate le possibilità di successo.
Non è un caso, per esempio, che l’offerta di progetti in franchising nel commercio di articoli per la persona abbia subito un rallentamento nella crescita in questi ultimi anni, come portato dalla flessione della domanda in questi particolari comparti distributivi. Al contrario, settori come quello del turismo, della cultura, delle attività legate al tempo libero, alla salute e alla sicurezza hanno visto fiorire diverse nuove proposte di franchising con prospettive di crescita.
Il consiglio che posso darvi è quella di considerare il franchising non un qualcosa su cui investire ma qualcosa in cui lavorare in prima persona, considerando la situazione odierna sarà l’unica discriminante capace di farvi valutare in modo giusto

Che significa Franchising industriale

Un industriale che abbia messo a punto la fabbricazione e la commercializzazione di un prodotto venduto sotto il suo marchio può ritenere opportuno creare una nuova fabbrica, col sistema del franchising, piuttosto che ingrandire quella esistente.
Tale soluzione è stata scelta da grandi imprese industriali quali Coca Cola, Schweppes e Yoplait.In questo tipo di franchising viene trasmesso tutto il know-how (tecniche d’imballaggio, di consegna, di pubblicità internazionale) ed in alcuni casi il contratto prevede la figura di master franchisee in virtù del quale è possibile stipulare contratti di sub-franchisee.
In altre occasioni il franchisor concede il suo marchio, i suoi brevetti e solo una parte delle sue tecniche di fabbricazione, mantenendone un parziale segreto.Come riferisce uno dei primi studiosi di questa materia nel quadro del franchising di produzione si colloca una recente tecnica di sviluppo aziendale denominata lifreding, ideata da Charles Seroude, presidente, a suo tempo, dell’EPAC (Europacific Corporation).
«Il termine lifreding è un neologismo tratto per sintesi dall’espressione “Iicensing, franchising, export and development mix”, che ne definisce rapidamente il significato; il licenziante è detto Iifredor, il licenziatario lifredee, la licenza lifred, il complesso dei fattori di efficienza del sistema lifredingmix.


Quattro sono gli ingredienti fondamentali di questa tecnica:
a) la licenza di un brevetto di fabbricazione o di un know-how suscettibile di protezione giuridica;
b) il franchising di un insieme di tecniche non brevettabili. di sistemi operativi, gestionali. di marketing pubblicitari, nonché di un marchio o di un’insegna depositati;
c) l’esportazione dì prodotti, di invenzioni, di sistemi d’informatica e di gestione, di intere aziende, di creazioni e veicoli pubblicitari:
d) lo sviluppo delle tecniche di fabbricazione, dei sistemi di gestione, dei metodi di marketing, di una rete di distribuzione, della notorietà di un marchio, dell’innovazione — infine — in campo tecnico e manageriale.
L’originalità del lifreding risiede nella tecnologia ETMAF (expertise technique marketing financière) che consente di combinare i vantaggi di ciascuna ditali tecniche e di eliminarne gli inconvenienti. Questa tecnologia della EPAC comprende dieci modelli di intervento costituenti la perizia e il knowhow dell’Europacific Corporation». Secondo il Seroude «il lifreding, posteriore al franchising, è più globale, più industriale e più finanziario, mentre il franchising ha applicazioni più specificamente commerciali».Secondo il Colombi «si tratta di una forma avanzata di franchising industriale, più che di un’autonoma tecnica di sviluppo aziendale. In fondo. il lifreding esalta la concezione più evoluta del franchising, secondo la quale il “prodotto” del franchisor è, in primo luogo, la “franchigia” che intende commercializzare’>>.

Fare impresa nel franchising non vuol dire avere una semplice idea di business

Per fare franchising è necessario avere un organizzazione stabile o basta un idea di business.
Per “fare franchising” non è sufficiente un’idea di business, una singola attività sperimentata e dì successo o un punto vendita operativo. Servono sedi e strutture, risorse umane organizzate e risorse finanziarie adeguate al progetto che sì intende sviluppare. Sembrerà una precisazione superflua, se non capitasse frequentemente di imbattersi in presunti franchisor la cui unica risorsa organizzata è una fervida fantasia. La volontà imprenditoriale è un elemento necessario, ma non l’unico indispensabile per quegli imprenditori che intendono sviluppare un sistema franchising. Chi parte da un punto vendita, per esempio, deve costituire una azienda di distribuzione che assuma il ruolo di franchisor nei confronti del negozio esistente, che a sua volta diventa un centro pilota della futura catena. I responsabili di negozio non possono trasformarsi in un istante, con un colpo di bacchetta magica ed un biglietto da visita nuovo, in responsabili franchising. La cultura d’impresa necessaria per realizzare un sistema franchising è molto differente da quella, sia pur rilevante, che ci si crea gestendo una piccola attività commerciale o di servizi.
Facciamo attenzione a valutare progetti che abbiano una certa anzianità.
Nel caso in cui ci avviciniamo a progetti poco maturi è utile valutare la compagine sociale con molta attenzione e capire l’effettiva capacità dei promotori del progetto.
E’ fondamentale che il franchisor abbia una forte esperienza nel settore ove sviluppa il suo progetto
Il franchisor con il contratto di franchising cede essenzialmente know-how, ovvero competenza nell’avviare e gestire una determinata attività ma, soprattutto, esperienza e professionalità nello specifico settore di riferimento.
Non si nasce insegnanti di nulla, ma si può arrivare a cedere know-how soltanto se lo si è acquisito nel tempo attraverso la propria concreta attività sul campo.
Aggiungiamo che l’esperienza deve essere dimostrabile e certificata da dati concreti basati su indicatori come la resa a metro quadro, il fatturato medio , l’indice di rotazione atteso ed ottenuto
La conoscenza del franchisor deve essere trasmissibile
Il franchisor deve assicurarsi che la cessione di know-how oggetto del contratto di franchising possa avvenire in tempi sufficientemente brevi, con facilità e senza eccessivi costi a carico delle due parti. Non basta fornire all’affiliato gli strumenti per operare: bisogna essere in grado di trasferire le capacità necessarie a rendere l’unità affiliata del tutto omogenea, per standard di efficienza e di redditività, ai centri- pilota.
Ogni progetto prevede caratteristiche di formazione differenti.
In genere sono predisposti programmi di affiancamento sui centri pilota con i costi a carico del franchisor.
Il Franchesee in questo caso sostiene generalmente i costi di vitto e alloggio.
Dov’è previsto un corso di inserimento è fondamentale che l’affiliato si predisponga mentalmente a seguirlo affinché possa garantirsi la riuscita del progetto futuro.
In una fase di valutazione il potenziale affiliato può richiedere un programma di formazione e il dettaglio delle attività da svolgere.








E’ necessario da parte del franchisor investire sul marchio

Per far crescere una rete e per assicurare agli affiliati la notorietà del marchio oggetto di licenza d’uso, è necessario aver investito o poter investire in comunicazione presso i potenziali clienti finali.
La strategia di comunicazione deve precedere la fase di commercializzazione del progetto e proseguire per tutto il periodo del contratto di affiliazione.
Non ci si può affidare esclusivamente alla notorietà indiretta, che affluisce dai centri affiliati sparsi sul territorio e nemmeno si possono dedicare tutte le risorse agli sforzi promozionali per il reclutamento di affiliati, lasciando a questi ultimi il compito di diffondere presso il pubblico la notorietà di marca.
Il franchisor può richiedere la campagna di pubblicità prevista a supporto della rete o quali siano le attività da svolgere anche in una fase di valutazione del progetto.

CALZADONIA INTIMISSI E TZENIS ALLA CONQUISTA DELL'UNGHERIA

UN INTERESSANTE INTERVISTA SUI MARCHI RETAIL PIU' INTERESSANTI NEL SISTEMA EUROPEO.

Franchising Intimo Abbigliamento un esempio di impresa

Ecco un breve video su alcuni esempi di impresa Franchising Intimo e  Abbigliamento

Alcuni spunti per fare Impresa



La burocrazia per iniziare una nuova impresa rappresenta nella fase di lancio un peso, ancora
un fardello troppo grande.
La chiave evolutiva è di liberalizzare al meglio gli aspetti formali onde avere una maggiore facilitazione
per avviare una nuova impresa.
Molte volte il Franchising potrebbe essere la chiave di svolta per avere delle idee testate e replicabili
in modo da poter vincere la crisi.

"Come costruire un impresa di successo" con Vincenzo Paradiso



Una serie interessante di domande poste dagli studenti al responsabile Sviluppo Italia per mettersi in proprio.
Molti elementi di risposta vedono il franchising come sistema facilmente finanziabile.

ORIGINAL MARINES UN IMPRESA DI SUCCESSO

Un inaugurazione per presentare uno dei marchi più importante nel panorama del franchising.
Scopri posizionamento e caratteristiche del Franchising Original Marines

COME COSTRUIRE UN OFFERTA FRANCHISING

Costruire una formula franchising di successo prevede una serie di ingredienti fondamentali.
Di seguito due tra i maggiori esperti nel sistema Franchising
Giuseppe Nappi e Vittorio del Re
mettono a disposizione degli imprenditori che vogliono creare una
catena franchising vincente
un seminario web che spiega come costruire un offerta.


AZ FRANCHISING EXPO

Un interessante iniziativo a cura del gruppo editoriale az Franchising.
Spunti interessanti sul sistema offerto da addetti ai lavori.

Forme di Finanziamento nel Franchising

Fondi strutturali: invitalia e imprenditoria giovanile - a cura del dott. Antonio Zanzi

UN MARCHIO DI SUCCESSO ESEMPIO DI SISTEMA FRANCHISING

Un impresa franchising capace di riunire oltre 15.000 affiliati in Italia e in Europa, la prima rete franchising Italiana.

ALCUNI ESEMPI INTERESSANTI PER METTERSI IN PROPRIO NEL FRANCHISING


Mettersi in proprio grazie a Invi Italia con assistenza e finanziamento al tuo progetto franchising
potrebbe essere una ottima opportunità.
Questo video ti illustrerà come accedere agli investimenti

LA CAPACITA' TECNICA DI INVESTIMENTO NEL FRANCHISING

La capacità tecnica di investimento nel franchising è uno degli elementi fondamentali da valutare per saper scegliere un progetto.
Molte volte un potenziale affiliato che decide di intraprendere un'attività imprenditoriale nell'ambito del sistema franchising sottovaluta la possibilità di effettuare un'attenta analisi dell'investimento.
Questo video ti aiuterà a valutare nel dettaglio la tua capacità.

DATI INTERESSANTI SUL FRANCHISING A CURA DELL'ASSOFRANCHISING


Un interessante convegno organizzato dall'asso franchising sulle principali
tematiche del franchising tenutosi presso la sede Camera di Commercio Milano.

LA FELTRINELLI DECIDE DI FARE IMPRESA NEL FRANMCHISING

La Feltrinelli si dà al franchising e apre i “Feltrinelli Point”, mini librerie per città più piccole



Novità in casa Feltrinelli, la nota casa editrice e titolare di 98 librerie in tutta Italia. Si tratta dei Feltrinelli Point, nuovi punti vendita in franchising che debutteranno sul mercato nelle prossime settimane con lo scopo di portare Feltrinelli anche nei centri più piccoli dove librai indipendenti chiedono maggiore autorevolezza.
Alla vigilia dell’e-book e dei dispositivi e-reader che a Natale ne sanciranno il successo o il fallimento qui nel Belpaese, la Feltrinelli quindi entra nel mercato editoriale con una novità assoluta: “la nostra partenza è ambiziosa ma non aggressiva – dichiara il dg della Feltrinelli Stefano Sardo – Pensiamo all’apertura di otto-dieci franchising all’anno per cinque anni, naturalemnte fuori dalle città principali dove ci sarebbe la diretta concorrenza delle Feltrinelli già esistenti.”
Nell’attesa di portare a compimento la legge sugli sconti al libro, che verrà discussa a novembre in Senato, non si sbilanciano i rappresentanti dell’Ali (Associazione Librai Indipendenti), per i quali il franchising è solo “l’ultimo dei problemi”.

che cos'è un punto pilota nel sistema franchising

 Nel caso in cui l’azienda disponga di punti di vendita diretti, lo studio dei medesimi servirà per definire al meglio la fattibilità della realizzazione della rete in franchising. Nel caso contrario, dovrà creare punti vendita pilota che le consentiranno di testare come e quando trasmettere il sistema ai franchisee. Tutta l’esperienza ricavata da questi sarà di vitale importanza per garantire le probabilità di successo del marchio in franchising.
Nella scelta di un progetto è fondamentale analizzare i punti pilota o intervistare gli affiliati che prima di noi hanno fatta questa scelta, chiaramente le notizie percepite vanno filtrate e giudicate con un attenta scrematura sulle informazioni ricevute.








Sviluppare un catena franchising senza costi di struttura.

Se Vuoi creare una catena franchising con un sistema in out sourcing che ti permetterà di entrare nel mondo del franchising senza i costi fissi di un ufficio dedicato scopri come una società specialzzata come FRANCHISING MANAGER potrebbe collaborare allo sviluppo del tuo progetto.

martedì 14 dicembre 2010

COME SELEZIONARE UN FRANCHISOR

Le cose essenziali di valutare per chi decide di fare impresa nel mondo del franchising.
Probabilmente se stai leggendo questa pagina è perché hai deciso di metterti in proprio con il sistema franchising.:
La prima cosa da verificare è il tipo di prodotto o servizio  che il franchising propone. Ti sembra in linea con il tuo profilo con il tuo percorso formativo e soprattutto adatto ai gusti del pubblico della tua zona? E la concorrenza sulla stessa fascia di pubblico, come sarebbe? a livelli accettabili o fin troppo accanita?
2. la seconda cosa da verificare è la disponibilità del locale nel caso in cui si tratti di un retail franchising viceversa se si tratta di un franchising di servizi verificare le tue doti relazionali e personali che pensi di avere.
3. la terza cosa da verificare è la serietà del franchising. Dovresti quindi visitare altri affiliati incontrarli direttamente nel punto vendita e telefonare ove possibile gli altri operatori della rete.
 4. la quarta cosa da verificare è la formula. Ti offrono il conto vendita? Cosa succede in caso di merce invenduta? Fai bene il calcolo dell’investimento che ti è necessario per avviare l’attività, tenendo conto anche di eventuali imprevisti.
5. la quinta verifica da fare è verificare la tua capacità tecnica di investimento. Ci sono molte voci di spesa non previsti nelle presentazioni.
6. la serietà del franchisor e i suoi dati economici
7. la settima verifica da fare è sul contratto. Controlla che non ci siano clausole troppo impegnative o che potrebbero danneggiarti, il miglior consiglio è quello di farti assistere da una persona decontestualizzata

Per i migliori franchisor in conto vendita segnaliamo il blog http://www.franchisingcontovendita.com/

IL RETAIL NELL'AMBITO DEL FRANCHISING

Il retail è distribuire in modo specialistico attraverso una rete organizzata di punti vendita riconoscibile per metodi di presentazione e univocità dell’offerta.
La funzione logistica delle  consiste nel rendere disponibili le merci nei luoghi, nei tempi e con le modalità preferite dai consumatori..
In altre parole, è il commercio specializzato  che rende accessibile al consumatore la produzione industriale.
Il prodotto finito dell’azienda diventa in atri termini <<accessibile al consumatore>>  aggiungendo il servizio commerciale.
La quantità di servizio necessaria per collegare produzione e consumo dipende dall’organizzazione e dal grado di specializzazione delle aziende che hanno deciso di competere su questa determinata area di servizio.
       Beni e servizi commerciali sono acquistati congiuntamente dal consumatore che peraltro non riesce a scindere il valore degli uni dagli altri.
Le aziende commerciali non svolgono però solo un ruolo logistico  perché il rapporto tra merce è servizio non è scontato, ma costruito sulla base di conoscenze specifiche.
 I consumatori non vogliono acquistare semplicemente la merce proposta  e, di conseguenza le aziende commerciali hanno come compito primario quello di differenziare l’offerta per soddisfare al meglio diversi segmenti di domanda.
Il servizio commerciale è molte volte intangibile e pertanto le professionalità ad esso collegato vengono difficilmente percepite.
Chiaramente la specializzazione e la diffusione del know how permettono alle organizzazioni di costruire un vantaggio competitivo notevole nel tempo.
 La vera difficoltà odierna è quella che  pur influendo sul comportamento di acquisto del consumatore in modo determinante riesce difficile da trasmettere e applicare in modo univoco da parte di tutti gli attori che intervengono nel mondo della filiera distributiva.
Il rapporto tra merce e servizio non è infatti fisso,ma articolato per quantità e qualità.
Al servizio logistico fondamentale si aggiungono dunque numerosi servizi accessori che determinano le modalità secondo cui il consumatore si può approvvigionare dei beni. La differenziazione dell’offerta riguarda dunque innanzitutto la tipologia e l’entità dei servizi elementari; su questa base, le aziende commerciali possono essere aggregate in forme distributive che rappresentano altrettanti settori con caratteristiche specifiche sia per la domanda cui si rivolgono che per la tecnologia produttiva.
E’ fondamentale stabilire che la  differenziazione che assegna il punto vendita a una specifica attività che ha come obiettivo primario quello di attuare  una differenziazione competitiva.
Non si tratta cioè di una differenziazione perseguita per sottrarre clienti ai competitors, ma di una scelta del segmento di domanda da soddisfare e quindi di una scelta del settore distributivo in cui operare.
Con questo non intendiamo certo sostenere che, per esempio, l’ipermercato e il punto vendita specializzato si rivolgono a consumatori diversi, ovvero che le due alternative non siano tra di loro sostituibili.
Esiste però una notevole integrazione degli acquisti che anzi implica, come vedremo, specifiche problematiche della manovra delle leve di marketing, visual merchandising e marketing retail.
Insomma, la clientela delle varie forme distributive e sostanzialmente diversa, ma non con riferimento all’identità dei consumatori.
Lo stesso consumatore esprime esigenze diverse quando si reca all’ipermercato piuttosto che al  negozio tradizionale e, dunque, appartiene a diversi segmenti di clientela a seconda delle esigenze d’acquisto espresse con la scelta del punto vendita.
















IL FRANCHISING E LA CRISI

Secondo gli ultimi dati elaborati da Assofranchising, l'associazione nazionale che monitora l'intero comparto, e da Confimprese, che presenterà venerdì il proprio studio annuale all'apertura del venticinquesimo Salone del Franchising in programma a Fieramilanocity fino a lunedì 18, in Italia sono quasi novecento le reti attive con almeno tre negozi. Reti che danno lavoro a più di 180mila persone, in prevalenza nei settori del commercio e dei servizi, e che - nonostante la frenata dei consumi - sviluppano un fatturato annuo complessivo che supera i 21 miliardi di euro. «Gli 869 franchisor che operano nel nostro Paese - spiega Graziano Fiorelli, presidente di Assofranchising - hanno superato discretamente il biennio 2008-2009 confermando che il commercio affiliato è un sistema distibutivo che consente di sfruttare al meglio la crescita economica e superare con più facilità le fasi di crisi. E infatti già oggi vediamo i primi raggi di sole che ci fanno ben sperare per il 2010». Segnali di ripresa e aspettative per il futuro che poggiano sui confortanti risultati degli ultimi anni, in cui si è registrata una crescita lenta ma graduale del giro d'affari (+1,7% rispetto al 2008, con un aumento del fatturato di 355 milioni di euro), delle reti presenti (+2%) e dei negozi. Unico dato in leggera controtendenza proprio quello del numero degli occupati, scesi dai 182.908 del 2007 ai 182.215 del 2008 e che si è attestato sui 180.525 dello scorso anno (-0,9%). Un calo degli impiegati considerato "fisiologico" dagli esperti del settore, con in testa l'Osservatorio Permanente sul Franchising, e conseguenza della necessità di snellimento della struttura dei costi dei singoli punti vendita. «Ma nei prossimi mesi assisteremo a una nuova crescita dei posti di lavoro - assicura Bernardino Quattrociocchi, docente di Marketing all'Università la Sapienza di Roma e segretario generale dell'Opf - Da un lato ci sarà ancora una relativa difficoltà per un'occupazione di tipo strutturale, con contratti a medio e lungo termine, mentre registreremo sempre più richieste di prestazioni lavorative part-time, stagionali o a progetto che ripartiranno, e stanno già ripartendo, con la crescita dei consumi».

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE ESSENZIALI DI UN PROGETTO FRANCHISING

Una volta che il progetto è stato testato ed ha dimostrato la sua validità ed efficacia, il franchisor è in grado di proporre il suo know-how (insieme di conoscenze ed esperienze) a eventuali candidati che, per poterlo acquisire, sono disposti a pagare corrispettivi in denaro sotto forma di diritti di entrata o entrancefee o fee d’ingresso.
L’impegno del franchisor è quello di trasferire questo insieme di conoscenze ed esperienze letteralmente definito “saper come”, di fornire alcuni prodotti o servizi, di cedere il diritto d’uso del proprio marchio e della propria immagine di marca e di erogare assistenze, prestazioni e consulenze che consentano al franchisee di operare nelle forme e nei modi stabiliti, per replicare con la sua attività il successo ottenuto dai centri o punti vendita pilota.
Oltre ai corrispettivi iniziali il franchisor può chiedere al franchisee di corrispondere altri compensi, sotto forma di royalty, di contributi o di rimborsi, per le prestazioni fornite in via continuativa per tutta la durata dell’accordo.



LA FORMAZIONE IN UN PROGETTO FRANCHISING

La formazione è una metodologia   di trasmissione nel senso più lato della parola che si articola attraverso l'apprendimento.
La formazione  è un'attività finalizzata prioritariamente a produrre apprendimento; è quindi un processo organizzativo che si intreccia con il più ampio e articolato processo di gestione delle persone che operano in una organizzazione.
L'organizzazione, qualsiasi essa sia, apprende tramite i suoi attori gli attori sono uomini.
Fondamentale per le aziende orientate al consumatore, investire sempre più tempo nelle attività di formazione affinché tutte le conoscenze siano trasferite in modo appropriato.
L'obiettivo della formazione è quindi il sapere, in termini diffusione, obiettivo  oggi perseguito con un'attività sempre più continua ed organizzata perché le organizzazioni hanno sempre più bisogno, come abbiamo già sottolineato, di migliorare il proprio livello di competenza e di trasferire tecniche e conoscenze.
Se un tempo, anche non lontano, era possibile tenere separati il momento dell'apprendimento, la scuola, da quello del lavoro, il punto vendita, l'ufficio, la professione, quasi fossero due momenti complementari ma non essenziali tra di loro.
Questo significa che, anche durante la vita di lavoro, non si può smettere di continuare ad imparare.
Oggi e ancor più domani i tempi dell'apprendere e del lavorare non possono più restare separati ma in parte si devono sovrapporsi.
Uno dei compiti principali delle organizzazioni e condividere appieno le tecniche applicate per tutte le fasi di gestione e organizzazione dei loro progetti.

Per la sopravvivenza dell'organizzazione occorre altresì che le competenze rimangano e si rinnovino all'interno della stessa, anche  quando le persone cambiano; la formazione è quindi un'attività, a differenza di altre leve quali il ruolo dei capi, la comunicazione interna, le modalità di lavoro, ecc. finalizzata prioritariamente e strategicamente a distribuire apprendimento nell'organizzazione, creando, a questo riguardo, occasioni e luoghi favorevoli alla relazione, allo scambio, al confronto, allo studio.

I campi di intervento della formazione applicate alle tecniche di gestione e organizzazione  riguardano innanzi tutto i contenuti  del saper fare, in genere proposti nei programmi di inserimento per i neoassunti e in quelli di qualificazione, riqualificazione o riconversione professionale per le persone già inserite; l'obiettivo è di trasferire sia conoscenze sia abilità o capacità che prima non avevano.