sabato 18 dicembre 2010

Perche' si decide di mettersi in proprio

L’idea di avviare un’attività e di poterla gestire autonomamente ha attraversato almeno una volta nella vita qualsiasi persona: eppure chi è passato dalle parole ai fatti ed ha portato avanti il suo progetto imprenditoriale ha dovuto affrontare difficoltà e “barriere” spesso invalicabili.
L’entusiasmo per una nuova esperienza lavorativa e per i cambiamenti e la predisposizione ad assumersi un rischio sono solo le premesse per il buon esito della propria iniziativa imprenditoriale.
Impresa è bello ma fare l’imprenditore non è affatto semplice: sono necessarie forti motivazioni insieme alla consapevolezza che non ci sono certezze, non c’è stipendio fisso, non si è del tutto padroni del proprio tempo.

Perché allora mettersi in proprio?

PER LAVORARE DI MENO...............................!
Lavorare in proprio significa essere coinvolto in ogni aspetto della propria impresa, dedicandovi completamente le proprie risorse fisiche e mentali.

Mettersi in proprio cambia la quantità del lavoro da svolgere ma soprattutto la qualità: oltre al fare bisogna anche progettare, delegare, verificare e correggere ciò che non funziona.

PER DISPORRE DI MAGGIORE TEMPO LIBERO……………………....!
Non c’è solo il tempo dedicato giornalmente all’attività, ma anche quello necessario all’organizzazione, all’aggiornamento e all’evoluzione del progetto commerciale che deve essere sempre al passo con la domanda mutevole del mercato.

PER NON DOVER RENDERE CONTO A NESSUNO DEL PROPRIO OPERATO……………………………!
Lavorare in proprio “cancella” la figura classica del padrone, che viene però sostituita da un padrone assai più esigente ed imprevedibile: il cliente, il quale con il suo comportamento d’acquisto o di consumo decreta il successo o l’insuccesso dell’attività.

PER GUADAGNARE DI PIÙ...........................................!
In prospettiva un’attività in proprio può essere più remunerativa di un lavoro dipendente ma, soprattutto all’inizio, bisogna sempre fare i conti con un avviamento ed un assestamento dell’attività che lascia poco spazio a cospicui guadagni, ma soprattutto non li rende certi.

Se le motivazioni per mettersi in proprio sono queste, allora siamo sulla strada sbagliata!
Ci sono, di contro, delle validissime ragioni che possono indurre una persona a scegliere la via dell’impresa.

IL DESIDERIO DI SVOLGERE IN MANIERA AUTONOMA UN’ATTIVITÀ IMPRENDITORIALE………..…..!
Nuove sfide da superare comportano anche una forte gratificazione, entusiasmo e vitalità nel continuo contatto con i clienti e nelle relazioni con fornitori e collaboratori di vario genere.

PER AFFRANCARSI DAL LAVORO DIPENDENTE..............................!
Il lavoro dipendente può essere gratificante ma al tempo stesso può renderci insoddisfatti: il non sentire la sudditanza psicologica che deriva da qualcuno che sta sopra ed impartisce ordini, il desiderio di mettere alla prova le proprie abilità in un’impresa che richiede un coinvolgimento totale sono elementi che decretano il successo del mettersi in proprio.

PER INVENTARSI UN LAVORO FUORI DA QUELLI TRADIZIONALI IN UN MOMENTO DI DIFFICOLTA’ ECONOMICA…………………………..!
La difficoltà di trovare “il posto fisso” o di valutare eventuali “riconversioni professionali” può costituire lo slancio per intraprendere un’attività in proprio coerente con le proprie aspirazioni.

Ci si può quindi mettere in proprio, ed il suggerimento è quello di farlo appena se ne abbia la possibilità, ma con la consapevolezza che si tratta di un’attività assorbente e totalizzante, a fronte della quale si possono ricavare enormi gratificazioni personali e professionali.
Questa premessa spiega anche perché si assiste ad una così diffusa proliferazione di imprese, ma in diverse situazioni si ha, di contro, una instabilità che porta a continui cambi di gestione, a chiusure impreviste ed improvvise, al fallimento di attività commerciali.
La causa non può essere esclusivamente legata alle difficoltà contingenti del mercato, sempre disposto ad accogliere formule commerciali che abbiano un loro valore intrinseco, ma anche alla scarsa motivazione e alla poca competenza di chi gestisce un’impresa.
La gestione di un’impresa non è un’attività banale e non può neppure essere improvvisata: essa richiede una puntuale preparazione, , iniziando dalle basi per poi proseguire con un continuo aggiornamento, per acquisire nozioni sempre più sofisticate e specialistiche.

La parola d’ordine è quindi PIANIFICARE, mettere cioè per iscritto che cosa si intende fare, tracciare una rotta del percorso che si intende seguire e delle tappe che si dovranno percorrere.
Dovrà nascere un documento (tecnicamente chiamato business plan) che conterrà la descrizione dettagliata del progetto con previsioni di sviluppo nel breve, medio e lungo periodo.

I principali elementi inseriti all’interno del business plan sono:

L’offerta merceologica o di servizi che si vuole proporre; devono essere individuati i fornitori, bisogna capire che disponibilità possono garantire per l’approvvigionamento, quali altri clienti forniscono, che prezzi praticano e quali margini garantiscono oltre ad eventuali servizi di assistenza a cui sono tenuti.

La tipologia commerciale più adatta per svolgere l’attività; il punto da chiarire riguarda in particolare le dimensioni del punto vendita e la sua ubicazione.
Entrambi gli elementi rappresentano un investimento “pesante” nel conto economico e si deve perciò valutare quanto sia lo spazio necessario per poter adeguatamente esporre le merceologie (senza che si crei l’effetto magazzino stipato o, viceversa, che si abbiano spazi lasciati inutilizzati per mancanza di assortimento da proporre) o per erogare il servizio, e quale sia la localizzazione che meglio saprà catturare le direttrici di traffico, intercettando così i potenziali clienti.

Il tipo di immagine da adottare, concetto dietro il quale si sviluppa il progetto del lay out interno, delle attrezzature per la vendita, del sistema di comunicazione interna, dell’allestimento e della rotazione delle vetrine, fino ad arrivare a definire un progetto di visual merchandising attraverso il quale governare la gestione degli spazi in funzione della effettiva redditività che garantiscono.

La pubblicità e la comunicazione, individuando le forme migliori e più efficaci per farsi conoscere e garantire il flusso di clientela che rappresenta l’elemento vitale di qualsiasi attività.

Il piano economico che preveda tutte le voci di spesa (quasi sempre certe) ed i ricavi attesi, in modo da sapere, in ciascun momento, quanto “carburante” deve essere messo nella macchina perché possa funzionare correttamente.

Il piano del personale attraverso il quale devono essere assegnate una serie di mansioni e di responsabilità. Rappresenta il punto di contatto e di mediazione tra l’offerta commerciale e le aspettative del cliente: attraverso la scelta del personale si definisce anche il livello di servizio che si vuole erogare al cliente finale.

Le decisioni che l’imprenditore deve prendere per avviare al meglio la sua attività e garantirne il successo sono tante e ciascuna di queste può essere naturalmente suscettibile di valutazioni errate ed imperfezioni.
Ed ecco che si apre allora la porta del franchising, come scorciatoia per diventare imprenditore e mettersi in proprio.
L’imprenditore franchisee non dovrà sperimentare ex novo o restare nel dubbio su come impostare la propria formula commerciale; egli troverà un pacchetto già sperimentato e collaudato, ed a fronte di un diritto d’ingresso che dovrà pagare, riceverà in cambio tutte le istruzioni (know how) per avviare velocemente la sua attività, riducendo al minimo il rischio di insuccesso.

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